
Eccola qui, la palude infantiniana. Il lavorio neanche tanto sotterraneo attraverso cui Gianni Infantino, il peggior presidente della Fifa nella storia, sta cercando di salvare se stesso. Attaccato a quella poltrona come a un catetere, sarebbe disposto a governare un movimento spaccato in due piuttosto che fare l’unica mossa necessaria al bene supremo del calcio mondiale: dimettersi e non farsi più vedere nei paraggi di qualsiasi campetto di calcio.
Oggi, vigilia di Ferragosto, abbiamo avuto plastica rappresentazione di questa logica. Il segnale ci è arrivato dall’Oceania, che fra i continenti calcistici è il meno rilevante sia sul piano tecnico che per peso demografico. Le federazioni affiliate sono 13, ma soltanto 11 hanno diritto di voto.
Fra queste, soltanto la Nuova Zelanda ha un peso calcistico e demografico di qualche rilevanza. E proprio la federazione neozelandese ha emesso nella giornata di oggi un comunicato ufficiale in cui non si limita a ritirare l’appoggio alla rielezione di Fifantino, ma chiede anche un’indagine indipendente sul progetto Fifa Forward Enterprise (FFE).

La presa di posizione sarebbe già forte di per sé. Ma risulta ancora più netta perché segna un netto dissenso rispetto a ciò che ha deliberato il comitato esecutivo della confederazione dell’Oceania (OFC). Che, radunato il 12 agosto, ha sostanzialmente confermato l’appoggio a Infantino.
Il comunicato pubblicato oggi, 14 agosto, sul sito della confederazione ricalca il testo pubblicato dalle confederazioni continentali di Africa (CAF) e Sud America (Conmebol), entrambe in data 6 agosto. Il fatto che la non sfiducia della OFC sia giunta con otto giorni di ritardo rispetto a quelle di CAF e Conmebol, e che il comunicato ufficiale della decisione presa dal suo comitato esecutivo sia stata ufficializzata soltanto due giorni dopo il meeting, dice probabilmente delle resistenze sollevate dalla federazione neozelandese.
Il senso del testo è sempre quello: una stantia supercazzola. Viene accolto con soddisfazione il ritiro del progetto Fifa Forward Enterprise che avrebbe portato alla vendita del 20% degli asset della confederazione calcistica mondiale, sono sottolineati i (presunti) progressi ottenuti dalla Fifa nell’ultimo decennio (cioè, sotto la presidenza di Fifantino) e si sollecita una ripresa del dialogo fra le componenti della Fifa e i vari stakeholders.
La palude, appunto. Con una differenza, in questo caso: la dimensione lillipuziana delle federazioni nazionali che rimarranno al fianco di Infantino.
Ecco la lista:
- Isole Cook
- Isole Salomone
- Figi
- Nuova Caledonia
- Papua Nuova Guinea
- Samoa Americane
- Samoa
- Tahiti
- Tonga
- Vanuatu
Queste dieci federazioni hanno il medesimo peso elettorale del Brasile, o della Germania, o del Giappone. In questi anni si sono giovate della distribuzione di denaro a pioggia grazie al programma Fifa Forward, voluto da Infantino all’inizio del suo mandato. E speravano di incassare un lauto assegno dalla realizzazione del progetto FFE.
Grazie a questi voti Infantino spera di mantenere la poltrona. E continuerà a usare tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere l’obiettivo.
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