Pallonate – Buscaglia e Bazzani: la telecronaca come neurodelirio

Ricky Buscaglia

Fabio Bazzani

Bisognava pur ricominciare con le Pallonate. Ma bisognava anche farlo con un taglio diverso: meno attenzione alla produzione giornalistica e comunicativa scritta, più centralità per l’audiovisivo che ormai detta le regole e i tempi, abusando di un potere che da utenti dovremmo cominciare a arginare. Va da sé che la carta stampata non sparisce da questo osservatorio, tanto più che c’è una vasta sitosfera cui è impossibile non dedicare attenzione. Ma dovendo scegliere il punto di partenza, giusto cominciare con la tv e con la devastante formula della telecronaca a due voci.

Su questo tema è giusto esprimersi con chiarezza: non è la formula in sé a non funzionare, ma il suo abuso. Bisognerebbe ridurne drasticamente l’applicazione per un motivo elementare: sono pochissimi coloro i soggetti chiamati a fare da commentatori tecnici che si dimostrano all’altezza del compito, che riescono a intervenire con misura, che si esprimono in un italiano decente e che, soprattutto, tengono lontana la tentazione di diventare la voce principale della telecronaca, se non addirittura dei personaggi pubblici pronti a ogni eccentricità pur di richiamare l’attenzione. Giusto per essere chiari: va benissimo se il commentatore tecnico è Andrea Stramaccioni, o Beppe Bergomi, o Aldo Serena, o qualcun altro che adesso dimentico colpevolmente. Quanto a tutti gli altri, a cominciare da quel compagno Folagra che sciaguratamente si è ritrovato arruolato dalla tv di Stato, sarebbe il caso d’invitarli a cercarsi un lavoro.

Alla premessa vanno aggiunto due aspetti dirimenti.

Il primo è che l’ossessiva presenza del commentatore tecnico sta cambiando la performance del telecronista, poiché questi si sforza in tutti i modi di essere a sua volta un tecnico e imbastisce col compagno di cabina duetti sciaguratamente tecnocratici, quando invece dovrebbe innazitutto dirci chi sta toccando il pallone in questo preciso istante.

Il secondo è che, appunto, la telecronaca è stata ridotta a un’oscena cacofonia di parole, che la spinge verso un grado sempre più avanzato di surrealismi verbali privi di qualsiasi punto di contatto con la realtà.

Ultima cosa premettere. In questi post verranno utilizzati audio e video come prove documentali. Ma nel caso degli estratti dalle telecronache non sarà possibile mostrare le immagini delle partite, perché si tratta di materiale protetto da copyright. Dunque nei filmati vedrete la tastiera del mio pc mentre scorre l’audio che porto alla vostra attenzione. Aggiungo che uno dei pochi vantaggi dell’essere abbonato a Dazn, pagando una cifra spropositata per ricevere in cambio un servizio scadente, è che si può accedere all’archivio degli eventi. Anche partite giocate due stagioni fa sono rintracciabili, come potrete scoprire fra poco. Ergo, i bellimbusti che ci infliggono le loro performance non possono sperare di farla franca soltanto perché l’evento da loro commentato si è concluso. Purtroppo per loro, c’è l’archivio delle nefandezze. E nulla rimarrà impunito.

Il devastante duo B&B

Fatta l’indispensabile premessa, possiamo iniziare col primo caso di una galleria che sarà molto lunga e popolata. Ma poiché bisogna partire bene, cominciano con quella che forse è la coppia più devastante: quella formata da Ricky Buscaglia e Fabio Bazzani di Dazn, l’insostenibile B&B che ieri sera si è esibita nel commento di Genoa-Como.

Quanto ai due, presto detto.

Secondo il mio parere personale Ricky Buscaglia è il peggior telecronista italiano in circolazione. E badate che, visto il panorama, è davvero complicato aggiudicarsi questo primato. Già dentro Dazn c’è una concorrenza spietata. Ma lui infine la spunta grazie a un supremo talento da urlatore. Nemmeno una gatta deflorata da un orangutan raggiungerebbe quel picco di decibel. Con l’effetto di essere spesso ridicolo, oltreché sommamente fastidioso. Un esempio fra i tanti: la descrizione del gol di Joel Pohjanpalo in Palermo-Cesena del 18 aprile 2026, con quel “CHE VEDE LA POOOOORTAAAAA!!!” che è un manifesto dell’anti-telecronaca.

L’altro soggetto è un ex calciatore (fra le altre ha vestito le maglie di Sampdoria, Lazio e Livorno) che possiede anche una qualifica da allenatore. Quanto alla sua carriera in panchina: irrilevante. Esattamente come il compagno Folagra della Rai, di cui replica pedanteria e oscurità di linguaggio.

Ieri sera la coppia B&B ha prodotto evoluzioni verbali che sono state esercizi di puro sadismo nei confronti del telespettatore. In questo post ve ne riportiamo soltanto due saggi, riservando gli altri a puntate successive.

Il primo è un lungo frammento che va dal quarto al sesto minuto di gioco, di cui trascrivo i passi essenziali:

Buscaglia (parlando di Perrone e Da Cunha, i due mediani del Como) – La coppia si muove più orizzontalmente che verticalmente.

Bazzani – Sì, ma sai, come %&$£#* (incomprensibile) Frendrup, è chiaro che quando il Como è basso quindi il Genoa è un po’ su con la linea lo va a prendere, quando però il Genoa fa il blocco nella sua metà campo rimane nella sua linea di passaggio e accetta la costruzione di Perrone rimanendo a schermo su quella zona di Nico Paz, di Da Cunha che ha ricevuto prima alle spalle.

(…)

Bazzani – Ecco, quando parlavo Ricky, cioè, nel senso buono del termine, di un po’ più di presunzione calcistica è proprio quello, di provare a giocare dentro la pressione il Genoa perché è in casa, un po’ di tranquillità in più nella gestione, perché se poi vieni fuori, giocando dentro la pressione, c’è il campo che ti si apre quindi non sempre abusare di questa palla lunga nel momento che sei in difficoltà perché poi il Como ha due centrali comunque strutturati cosa che prima ha fatto bene la squadra di De Rossi.

Buscaglia – Perché la zona di campo da attaccare De Rossi l’aveva detta, cioè alle spalle della difesa alta del Como, ma come andarci non è necessariamente come dicevi tu, in modo diretto.

Bazzani – Perché fai fatica ad andarci alle spalle diretto, perché i difensori sono chiaramente orientati, guardano la palla, diverso se tu vai in verticale dopo aver superato la pressione, perché il difensore sta iniziando a scappare perché il campo si apre, quindi lì hai un campo maggiore da poter attaccare in maniera migliore.

Concetti confusi, espressi male in un italiano sofferente. Fino a che arriva il gol del Genoa: e a quel punto si ode un’altra volta il verso della gatta brutalizzata, mentre Bazzani sragiona di “consolidamenti” e tempi di gioco.

E pensate che si deve pure pagare per ascoltare ‘sta roba qui.

Ci si risente presto, garantito.

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