Infantino nel suo bunker e l’illusione di una foto

Il senso dell’assedio in una foto.

L’immagine con cui si apre questo post è stata pubblicata nella serata di ieri dal presidente Fifa, Gianni Infantino, nel suo profilo Instagram. Il capo del calcio mondiale è ritratto assieme al segretario generale della confederazione calcistica mondiale, lo svedese Mattias Grafström. Cioè, il suo braccio destro, titolare della carica che in epoca più recente è stata il punto di partenza per scalare la presidenza della Fifa. Lo dicono gli ultimi due precedenti: Joseph Blatter, segretario generale della Fifa durante la presidenza del brasiliano João Havelange, ha costruito da lì il capitale di potere personale che gli ha permesso di essere al vertice del calcio mondiale dal 1998 al 2015. E lo stesso Infantino, segretario generale dell’Uefa, grazie a quel ruolo e a una fortunata concatenazione di circostanze si è visto spianare la strada verso la presidenza Fifa che occupa dal 2016.

Dunque, la storia recente della Fifa dice che ci si approssima al trentennio in cui la costruzione del potere necessario a scalare il vertice ha visto tramontare le figure di leader di taglio politico per promuovere profili da grand commis. Ciò che significa un mutamento nelle dinamiche stesse di costruzione della leadership, e in questo senso la Fifa diventa quasi un caso di studio in materia di sociologia dell’organizzazione e di dinamiche di incubazione della figura da leader. Che poi i due ultimi presidenti, oltreché condividere i requisiti della cittadinanza svizzera e dei trascorsi da segretari generali, siano anche nativi del medesimo cantone elvetico, è un elemento poco più che aneddotico. Entrambi provengono infatti dal Canton Vallese: Blatter è nato a Visp, Infantino a Briga.

Assodato che il ruolo da segretario generale di una confederazione calcistica può essere il trampolino per una carriera presidenziale, quella foto assume parte del senso che possiamo attribuirle: il capo e il suo potente braccio destro stanno lì in posa e comunicano un senso di condivisione che è quasi un manifesto.

Ma in realtà l’immagine ha molti altri risvolti. A partire dal fatto che è il frutto di una fiacca operazione di propaganda, buona a far capire quanto Fifantino sia in preda alla disperazione.

Il dissenso aperto

Bisogna partire dal contesto. I due sorridono in posa mentre siedono nella tribuna dello stadio Al Madina di Rabat.

Si apprestano a assitere alla partita tra Malawi e Zambia (terminata 1-2), valevole per il Gruppo C della Coppa d’Africa femminile. Ma a contare di più è che quella presenza allo stadio è giunta al termine di una giornata molto lunga, segnata da una riunione d’emergenza del Fifa Management Board.

Praticamente è stato un gabinetto di crisi, convocato da Infantino per serrare le fila e dare un messaggio chiaro prima ancora che il meeting si tenesse e ne fosse reso noto l’esito: a dimettersi non ci pensa proprio. Nonostante lo sconsiderato piano di privatizzazione delle manifestazioni sportive Fifa, nonostante l’assoluta mancanza di trasparenza e condivisione nella governance, nonostante il montante dissenso (e il conclamato disprezzo) che gli fa perdere appoggio un pezzo dopo l’altro.

Lui rimane attaccato alla poltrona.

Lo ribadisce attraverso il comunicato pubblicato in serata dal sito Fifa. Un testo auto-assolutorio, speso a rivendicare i (presunti) successi di questa presidenza Fifa, e che in alcuni passaggi tocca accenti imbarazzanti. In special modo, quel frammento in cui si legge:

“In una lettera a parte, indirizzata al Consiglio Fifa e alle federazioni affiliate alla Fifa sono state presentate le scuse per gli errori commessi e un impegno per assicurare che non succederà più”.

Proprio così: come se fossero un gruppo di ragazzini che hanno fatto la marachella e adesso s’impegnano a non riprovarci per non perdere la paghetta settimanale. A questo frammento se ne aggiunge un altro in cui il cerchio magico infantiniano prova addirittura a mostrare il ghigno minaccioso, prefigurando che “verranno prese le necessarie misure per salvaguardare il nome e la reputazione” della Fifa, e che “non saranno più tollerati attacchi” alla sua integrità e alla sua governance. Come se a essere oggetto di critica fosse l’organizzazione, non chi la sta governando.

Al di là di queste patetiche cose, rimangono due aspetti cruciali.

Il primo: per tenere questa riunione d’emergenza col suo cerchio magico, Infantino è dovuto scappare in Marocco. Cioè, ha quasi chiesto asilo politico a un Paese la cui federazione continua a mantenersi a lui allineata. Sul motivo di questo persistente allineamento tornerò in un altro post. Per adesso basta sottilineare la misera condizione cui si è ridotto quest’uomo, costretto a mendicare l’ospitalità di un Paese sicuro manco fosse un migrante sul barcone.

Il secondo: Fifantino è stato particolarmente ansioso di far vedere che col suo segretario generale c’è piena sintonia. Un’esigenza che il presidente Fifa ha avvertito dopo avere scoperto che anche il suo (ex?) fedelissimo braccio destro ha preso le distanze dal progetto Fifa Forward Enterprise (FFE), come svelato da Sky Sports nei giorni scorsi. Fra tutti i (meritati) voltafaccia che Infantino sta affrontando in questi giorni, quello di Mattias Grafström deve essergli parso stato particolarmente urticante. E non tanto per il fatto che lo svedese possa essere il prossimo segretario generale che diventa presidente, ma perché una defezione del genere è un segno potentissimo di fine regno.

Per questo la foto intorno a cui si riflette è così significativa: ci dice fino a che punto è arrivato il grado di disperazione di Fifantino, costretto a far finta di avere il controllo almeno del suo cerchio magico. Quando invece ha perso pure quello.

Paura del commenti

C’è un altro aspetto di quel post Instagram che merita di essere rilevato. Come si può constatare dalla riproduzione del post che faccio qui sotto, i commenti sono stati limitati.

In realtà, è più corretto dire che ne è stato consentito uno solo. LO ha postato DigiQ, un’agenzia qatariota con sede a Doha, specializzata in comunicazione, gestione dell’immagine, organizzazione di eventi. Il 14 dicembre 2025 l’agenzia ha organizzato una partita che contrapponeva i Paesi MENA (Middle East and North Africa) al Resto del Mondo. In campo c’erano vecchie glorie, calciatori in attività e l’immancabile Fifantino. Del resto, una visita al profilo Instagram dell’agenzia permette di constatare che le immagini del presidente Fifa sono i contenuti prevalenti.

Questa agenzia è il solo soggetto che ha avuto modo di commentare il post di Infantino e del suo (ex?) fido segretario generale.

Tutto abbastanza triste. Esattamente come questo presidente Fifa, imbullonato alla poltrona e disposto a governare pure dalle Isole Comore, se fosse necessario.

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