Ripubblico qui il primo articolo sul mutamento della professione da medico veterinario. Il testo fa parte di un programma di approfondimento che, come sempre nel mio caso, è un mix fra ricerca sociologica e inchiesta giornalistica. Qui ripubblico l’articolo pubblicato da Domani in data 11 giugno 2024. Buona lettura.
Il lato oscuro dei veterinari: non è (solo) un mestiere per chi ama gli animali

L’amore non basta, è persino una motivazione fuorviante. Il mestiere da medico veterinario è una molto complessa. La distribuzione per profili professionali – aziendali e ambulatoriali – rimane disomogenea. La carenza di veterinari per gli allevamenti potrebbe mandare in panne il sistema zootecnico, mentre chi lavora sugli animali da affezione è a grave rischio burnout.
L’amore per gli animali. Chiedete a qualsiasi medico veterinario quale sia stato il motivo determinante per scegliere questa professione. La risposta, pressoché unanime, si orienterà sul sentimento di sollecitudine verso il mondo animale, sull’istinto di protezione e cura per le creature viventi non umane.
Ma, dato questo punto di partenza, può succedere di frequentare la prima lezione di un corso universitario in medicina veterinaria in cui il professore esordisce dicendo: «Se fra voi c’è qualcuno che si è iscritto a questa facoltà perché spinto dall’amore per gli animali, esca immediatamente da quest’aula».
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