Cari amici, questo è l’articolo che mi è stato pubblicato oggi. Buona lettura.
La Costa Concordia se ne va e a traino porta con sé l’Isola del Giglio. Entrambe viaggiano verso Genova dove saranno smantellate in condizioni di sicurezza. Della nave verrà effettuata una demolizione materiale; dell’isola, una rottamazione simbolica. E sarà la seconda a lasciare le tracce più profonde, specie su quel simulacro che rimarrà come entità fisica reale nel mare di Toscana. Sì, lo so che sto spingendo all’estremo il paradosso, ma purtroppo è questo il vero stato delle cose. Perché, piaccia o no, da gennaio 2012 per il Giglio si è imposta una frattura tra un’éra A.C. e un’éra D.C.: Avanti Concordia e Dopo Concordia. E suscita tenerezza l’intenzione dei tecnici di restituire all’isola condizioni “il più possibile uguali a prima dell’incidente”. Missione impossibile per ragioni simboliche prima ancora che materiali, e per un motivo elementare: quelle condizioni non esistono più, dal momento stesso in cui una fiancata della nave urtò lo scoglio delle Scole. Qualsiasi tentativo di riportare indietro la macchina del tempo sarebbe un autoinganno.
Il paragone sembrerà provocatorio, ma penso renda l’idea: l’orizzonte del Giglio liberato dalla Concordia mi richiama alla mente il seno liberato dalle protesi dell’atleta australiana Jana Pittman Rawlinson, campionessa mondiale dei 400 m. a ostacoli nel 2003 e nel 2007. Nel 2009 Rawlinson si sottopose a un intervento di chirurgia estetica per aumentare le dimensioni del seno, ma quasi subito si accorse (o quantomeno se ne fece convinta) che quella modifica del corpo penalizzasse le sue prestazioni in pista. Sicché decise di farsi asportare le protesi tornando all’antica misura pettorale. Ma con questo si può dire che Rawlinson sia tornata al suo seno naturale? Nossignori: quella venuta fuori dal secondo intervento di chirurgia estetica è una riproduzione artificiale del suo seno naturale. Dunque, un brano di corpo artificiale al quadrato. Esattamente ciò che sarà l’orizzonte del Giglio liberato dalla presenza del relitto, che come la carcassa di King Kong nella New York immaginata da Marco Ferreri in Ciao maschio era (è) ormai diventato un elemento incorporato nelle immagini mentali associate all’isola.

Fino a quella maledetta notte di gennaio 2012 il Giglio era soltanto una meta turistica discretamente rinomata. Ma da quel momento in poi è diventata la scena d’un disastro dalla portata mediatica globale. Con la Costa Concordia che adagiata su un fianco è diventata l’immagine di copertina di giornali e telegiornali di tutto il mondo, quasi un’allegoria sul momento di crisi del paese.
Per questo bisogna chiedersi da subito quale sarà la vita dopo per il Giglio. Quando l’orizzonte tornerà sgombro, ma anziché il sollievo da liberazione comunicherà un disagio da privazione. Perché ormai l’immagine mentale condivisa ha strutturato la presenza del relitto, e la scomparsa di quest’ultimo darà l’impressione d’un ritocco con Photoshop. La realtà scambiata per simulacro, il paradosso perfetto. E con questo paradosso bisognerà fare i conti immediatamente, se si vuole impedire che da domani il Giglio sia soltanto l’ex Isola della Concordia.
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