Il bello del viaggiare in treno sta nel sentirsi particella mobile d’un dipinto. Per poi ritrovarsi sbalzati nello stupore.
Osservi paesaggi che stanno li’ da sempre ma ogni volta immagini siano stato appena esposti. Come fosse una subitanea ostensione a beneficio dei viandanti. E a seconda della luce del giorno, o della direzione di marcia, li riscopri sempre diversi. Splendido vedere adesso la campagna fra Umbria e Toscana, con l’erba vetrificata dalla brina e il colorito stanco dell’inverno pieno. E stupefacente rivederla il pomeriggio viaggiando all’incontrario, facendo a gara col sole che fugge verso il tramonto e si lascia dietro la luce più rotonda.
E poi, le gallerie: che sono la frontiera d’un’esperienza liminale, il passaggio tra esperienze che sono stati d’animo opposti. Entri col sole gentile del mattino e riemergi in un paesaggio nebbioso. E ti chiedi se hai dormito, o se sia passato un giorno intero senza che te ne accorgessi. Il treno e’ viaggiare dentro ogni angolo dell’anima, e i paesaggi attraversati sono lo specchio delle cose di te che i tuoi occhi non vedono.
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