Mastro Borgonovo, esempio di Long Covid

Volete un esempio pratico di cosa sia il “long Covid”? Eccolo servito, bello fresco: Francesco Borgonovo, vicedirettore del quotidiano La Verità. Che già basterebbe questo per chiuderla qui, ché a andare oltre si rischia d’infierire.

Ma invece tocca proseguire. Tanto più che è lunedì mattina: bisogna riprendere il ritmo anche in materia di incombenze penose. Sicché va bene partire come peggio non si potrebbe. Da qui in avanti la settimana può soltanto migliorare.

Figli di papà

L’edizione del quotidiano mandata in edicola oggi sceglie come tema di apertura la vicenda della famiglia che viveva nei boschi abruzzesi come se fosse Casa Walden. Tema divisivo e colmo di sfumature, del quale sarebbe il caso di discutere soltanto dopo aver fatto qualche approfondimento e aver letto l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila.

Il titolo di prima pagina (“Se non siete ‘intelligenti’ vi possono togliere i figli”) è già una chicca e mostra il motivo per cui quel quotidiano, in fondo, ha un’utilità. Esso spande benessere individuale, rigenera un senso d’integrità personale: perché vi basta scorrere la titolazione di quel giornale per avere l’immediata sensazione di essere più intelligenti di qualcun altro al mondo. Del resto, proprio all’intelligenza – messa fra improbabili virgolette – fa riferimento al titolo, che spande un po’ di sano terrorismo da regime di sorveglianza biopolitica, costruendo un parallelo col caso danese che viene tirato dentro in modo spericolato. Quel che è più, l’occhiello parla di una battaglia “del papà ‘nel bosco’”. E la mamma? Trattasi forse di elemento d’arredo?

All’interrogativo dà una risposta Borgonovo, che in più di un passaggio dell’articolo scrive come guidato da un curioso principio del “peter semper certo est”. Nel testo sono rintracciabili passaggi come i seguenti:

Apprendiamo, grazie al provvedimento del tribunale dell’Aquila che ha strappato alla loro casa i tre figli di Nathan Trevallion (…).

Rimane il fatto che, come sostengono Nathan Trevallion e la moglie (…).

Nathan Trevellion permette ai suoi figli di vedere altri bambini (…).

Poi, però, se gli dici “patriarcato” s’incazza.

Dittaturah sanitariah

A ogni modo, fin lì c’è stato un minimo di coerenza fra il tema in oggetto e lo sviluppo del testo. Il problema è che, prima o poi, Borgonovo va a ricascare sul tema di sempre: la crociata contro le limitazioni della vita quotidiana che sono state imposte durante l’emergenza da pandemia. Ossessione indelebile. Praticamente, quest’uomo è la dimostrazione vivente degli effetti devastanti del long Covid.

Non c’è nulla da fare, è più forte di lui: che si parli di politica, o di bricolage, o trippa al sugo, lui torna a picchiare sul tema della dittaturah sanitariah. Volevate che, parlando dei figli del signor Trevellion (e di moglie innominata), rinunciasse alla paranoica intemerata? Giammai! Dunque, ecco piazzata l’esibizione:

Ci chiediamo allora: se negare la socializzazione a un bambino giustifica il suo allontanamento da casa e dai suoi genitori, perché non sono stati puniti i politici che – contro la palese evidenza scientifica, contro il parere dei medici e contro ogni logica – hanno imposto l’isolamento forzato dei bambini che ha causato danni oggi facilmente quantificabili e documentati? (…) Il governo di Giuseppe Conte (…) ha chiuso persino i parchi gioco, con la scusa che si dovevano proteggere i nonni portatori di patologie (i quali, per altro, a differenza dei bambini votano).

Al di là delle assolute vaghezze (“contro ogni palese evidenza scientifica”, “danni oggi facilmente quantificabili e documentati”), rimane pendente il classico detto fiorentino:

Ma icché c’entra iccùlo colle quarant’ore?

Ma non chiedetelo a Borgonovo. Vi accuserà d’essere agenti del complotto vaccinale e paladini del liberticidio siringaio.

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