6 e 50

Come è cambiata l’università? E quanto differiscono studentesse e studenti dell’attuale generazione, rispetto a coloro che li hanno preceduti?

Sono interrogativi che spesso mi sono sentito rivolgere e a cui rispondo con qualche difficoltà. Mi mantengo sul vago perché è giusto evitare di generalizzare, o di esprimere giudizi tranchant. Superfluo dire che i cambiamenti sono stati profondi. E c’è da sottintendere che nel frattempo sono cambiato pure io. Al pari di intere generazioni di colleghe e colleghi, cui come me tocca adeguarsi al mutamento delle condizioni in cui si deve svolgere il mestiere.

E però, almeno qualcosa va detta. In forma di aneddoto, giusto perché ciascuno possa farsi un’idea. In fondo, proprio a questo servono gli aneddoti, specie se raccontati nel modo più oggettivo possibile: riferire un fatto per come si è svolto, evitando di caricarlo con effetti narrativi o con giudizi personali.

E dunque, vengo a raccontare l’episodio. Avvenuto non molto tempo fa. Era un giorno di esami, da tenersi in modalità scritta. Orario fissato: le 9.30. Assieme alla collega facciamo l’appello. I presenti sono circa due terzi rispetto agli iscritti. Svolte tutte le operazioni preliminari, si comincia.

Mentre lo scritto è in corso, io e la collega riceviamo una mail. La invia uno studente, per avvisarci che il treno su cui viaggia porta mezz’ora di ritardo. Ci interroghiamo su come comportarci: se fosse un esame orale, fare un’eccezione e ammettere il ritardatario non sarebbe un problema. Ma dato che l’esame è scritto, come si fa a ammettere uno studente che arriva circa un’ora dopo?

Infatti lo studente arriva con quel ritardo lì. Gli facciamo capire che ormai è troppo tardi e gli chiediamo da dove provenisse. Con sorpresa scopriamo che arriva da un comune non così lontano. Per questo gli chiediamo come mai abbia preso un treno che lo avrebbe fatto comunque arrivare a un orario troppo a ridosso dell’esame.

Con la massima nonchalance ci risponde che “il treno prima era a dieci alle sette”. Cioè, alle 6.50. Intendendo dire che fosse troppo presto. Per prendere il treno. E andare a fare un esame universitario.

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