Blogging

I terribili pini mediterranei

Cosa fare con un blog che avrebbe enormi potenzialità ma giace inerte?

Me lo sono chiesto a più riprese, sollecitato da una suggestione recente dell’amico Darwin Pastorin:

“Ma perché non lo usi di più?”.

E già.

Quando ho aperto “Cercando Oblivia”, pensavo di farne il mio strumentio principale di comunicazione. Così non è stato, né a granché sono serviti i reiterati annunci di rilancio. Fati più per motivare me stesso che per darne informazione a chi mi segue,.

Nel frattempo le statistiche delle visite sono crollate. Un delitto, se si pensa a quanto sia stato frequentato questo spazio nei momenti in cui ne tenevo una cura appena appena più attenta. Certi giorni vengono registrate 0 visite. Una cosa impensabile, nei giorni in cui il post sull’orrendo libro di Anna Premoli, “Ti prego, lasciati odiare”, diventava virale in modo inatteso e attirava su questo blog un’attenzione che ha avuto una discreta durata.

Nel frattempo sono cambiate molte cose. Certamente sono cambiato io, che faccio sempre più cose con sempre meno energia. L’avanzare dell’età è un dato che posso anche ostinarmi a ignorare, ma che poi si fa sentire quando si tratta di produrre scrittura. E io, da anni, scrivo tantissimo. Dico sempre che vorrei apprendere una tecnica di scrittura bìmane: digitare in contemporanea due testi diversi su due tastiere diverse. Dimezzerebbe il tempo di produzione e la lista d’attesa dei file aperti. Che sono tanti: non dico il numero, perché rischio di farla passare per una fanfaronata. Tanto più che, intanto, la lista aumenta anziché diminuire. Per intenderci: “L’estate di Totò Schillaci” era fra questi.

Qui e adesso

In tutto ciò, c’è spazio anche per riprendere il blog e dargli vita vera?

Se dovessi dare una risposta che tenga in minimo conto il senso della misura, direi che in questo momento non ci sarebbe spazio nemmeno per stilare la lista della spesa alla Coop. Ma poiché insisto a alimentare un senso della dismisura, rispondo che adesso più che mai mi serve rivitalizzare questo blog. Farne un laboratorio di scrittura in cui inserire pensieri sparsi, abbozzi di narrativa e saggisitica, esercizi estemporanei. Ma anche stroncature in esclusiva, articoli che non verrebbero publbicati altrove, frammenti in cui il vero e il falso si mescolano senza che se ne possa distinguere il confine.

Questo dovrebbe essere sempre il blogging. E io l’ho trascurato. Adesso è il momento di ripartire.

P.S. Le foto che troverete qui saranno, in massima parte, scattate durante la stesura dei post. In apertura di questo frammento c’è un’immagine dei pini mediterranei che svettano lungo l’argine del Mugnone, per come li vedo dal balcone di casa. Ogni volta che guardo questi alberi, mi torna in mente una frase che sentii pronunciare a una turista con accento del centro Italia. Non ricordo dove mi trovassi, forse in Val d’Orcia. La tizia, squadrandone uno dal basso, disse:

“Ah, i pini mediterranei: so’ terribili!”.

E da allora mi è rimasto l’interrogativo irrisolto: “Ma perché?”.

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