Maurizio De Giovanni, adesso basta timbrare il cartellino: come nell’ultimo libro meglio se pubblichi solo pagine bianche (da Men on Wheels, 1 aprile 2022)

Maurizio De Giovanni

Mettiamola così: per le prime 242 pagine “L’equazione del cuore”, l’ultimo manufatto editoriale messo sul mercato da Maurizio De Giovanni e pubblicato da Mondadori, è una schifezza priva d’appello. Come del resto molti altri testi prodotti nel corso degli anni da un autore che ormai cava un libro ogni bimestre. Ma poi, a partire dalla pagina numero 243 e per le successive nove che chiudono il manufatto, l’autore si riscatta piazzando un colpo da vero maestro della narrativa come fin qui non gli era riuscito in carriera: pagine bianche. Che nobilitano le precedenti 242 dense di un nulla graficamente compilato. Spese nel titanico sforzo di tenere in piedi e rendere avvincente una storia che ha l’effetto di una minestra allungata per una settimana, impossibilitata a prendere sale e sapore col solo atto di mescolarla all’infinito. E invece il bianco compatto, il nulla smaltato e riutilizzabile alla bisogna ha ridato speranza al lettore. Speranza che De Giovanni voglia riprovarci. E che magari la prossima volta regali un volume di sole pagine bianche. Immaginate come potrebbe essere un “L’equazione della prostata” nella versione di uno sterminato spazio bianco, finalmente capace di regalare un’emozione diversa rispetto all’interminabile sbadiglio delle 242 pagine che fin lì era toccato sorbirsi. Questo ci piace immaginare. E però c’è un però.

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Una risposta a “Maurizio De Giovanni, adesso basta timbrare il cartellino: come nell’ultimo libro meglio se pubblichi solo pagine bianche (da Men on Wheels, 1 aprile 2022)”

  1. Caro Pippo, sono strafelice che tu sia tornato alla tua specialità: la stroncatura. Su De Giovanni, di cui invidio le Royalties, ti do ragione. Ho smesso di leggerlo subito dopo il primo Ricciardi. Mi piaceva la descrizione della Napoli d’antan, ma detesto il paranormale inserito nei polizieschi. Lo trovo un espediente scorreto per risolvere situazioni, che tradisce il patto con il lettore. Poi sono arrivati i Bastardi e mi è sembrato un po’ meglio. Ma è sempre stato verboso, sentimentale come un cantante neomelodico. Il libro di cui parli (bella la similitudine col nascituro riottoso!) Sembrerebbe un po’ troppo anche per lui. E’ quello che ci si può aspettare da chi è condannato per contratto a produrre 2/3 libri all’anno. Quanto alle pagine bianche, indicano in modo critico (per rendere la storia più interessante) che il libro finisce lì. Il bambino è morto. Che altro c’è da dire se non le solite banalità? Ciao, complimenti. Sono alle prese con un saggio storico che mi deprime. La tua stroncatura mi ha regalato un momento di leggerezza. Adele Marini

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