
Dovremmo imparare a razionalizzare il vincolo degli anniversari, cominciando col chiederci perché mai insistiamo a celebrarli, quale che ne sia il contenuto, e continuando con la messa a fuoco della cadenza: 25 anni anziché 30, 40 anziché 50 e così via. Soprattutto, toccherebbe prendere coscienza di come ogni rievocazione storica sia in realtà una necessità del presente, che in assenza di forti chiavi di lettura su se stesso prova a rintracciarle in un passato condiviso, ma a patto di reinterpretarlo esclusivamente per esigenze dettate dall’odiernità. Così è anche per il trentesimo anniversario di Tangentopoli, lo sconvolgente fenomeno di mutamento socio-politico e culturale che si è innescato a partire dall’inchiesta della procura di Milano denominata “Mani pulite”. Perché mai in questi giorni c’è tanta smania di rievocazione? Davvero i tempi sono maturi per storicizzare l’evento? La risposta a quest’ultimo interrogativo necessita di essere brutale: nessun tempo è maturo per storicizzare eventi perché ciascun tempo li storicizza a modo suo.
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