
L’Empoli è più di una squadra di calcio. È un modo di essere, un’identità da indossare fieramente da piccoli fra i grandi del calcio italiano, un orgoglio territoriale da rivendicare e fare segno di distinzione. È anche uno straordinario esempio di longevità, quanto a permanenza nei piani alti del movimento calcistico nazionale. Perché la storia del nostro calcio è piena di provinciali che si sono affacciate nella massima serie e vi sono rimaste per un periodo di variabile ampiezza. Ma non è facile trovare un caso di così estesa durata. Perché l’Empoli ha conosciuto la Serie A per la prima volta nel 1986, e a 35 anni di distanza lotta per ritornarci dopo avere fatto su e giù più volte. Una presenza ormai strutturata, una storia di lungo corso di cui molto si conosce la dimensione calcistica. Un po’ meno si sa della sua dimensione sociale e umana. Cioè di cosa sia Empoli, non l’Empoli.
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