Cari amici, questo è l’articolo che oggi mi è stato pubblicato da Repubblica Firenze. Buona lettura. E ricordatevi di Grace.
Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è Grace. Un nome proprio di persona che corrisponde all’italiano Grazia e rimanda all’idea di uno stato della persona prossimo alla beatitudine. E in qualche modo la grazia doveva sentirla, la donna trovata morta in settimana nella pineta della Bufalina, tra Vecchiano e Torre del Lago, ennesima vittima di una guerra contro le donne mai dichiarata perché ancora ritenuta appartenere a uno stato di natura. Dieci coltellate per spegnere la vita di una signora che per vivere era costretta a vendere il proprio corpo, e a cui nemmeno siamo in grado di attribuire il nome esatto. Infatti, Grace la nera era l’appellativo con cui veniva identificata dalle altre donne che la conoscevano perché fanno lo stesso mestiere e dalle operatrici del progetto Saly, impegnate quotidianamente nell’opera di riduzione del danno a favore delle donne che lavorano in strada. E invece lei sul lavoro preferiva farsi chiamare Susan, perché non voleva proprio che un nome delicato come Grace venisse associato alle brutture affrontate giorno per giorno. Quanto al vero nome della donna, era Iragbonse Eghianruwa, e apparteneva a una nigeriana di 46 anni arrivata in Italia per garantire benessere e futuro a figli e nipoti. Sfruttando la sola risorsa che potesse utilizzare: non il corpo, ma la nuda vita. Quella che una mano vigliacca ha massacrato a tradimento abbandonandone le spoglie in un luogo isolato.
E soltanto dopo l’evento tragico è stato possibile conoscere la biografia di Grace. Che aveva deciso di smettere definitivamente con la strada dal prossimo settembre per tornarsene in Nigeria. Il suo paese, dove avrebbe potuto tornare a testa alta. Perché lì nessuno avrebbe rimarcato il mestiere praticato durante gli anni italiani. Piuttosto, avrebbero guardato a come quel mestiere abbia garantito ai suoi figli di vivere una vita al riparo dalla fame, e ai nipoti di laurearsi. Un futuro assicurato a tutti i componenti della famiglia, in attesa di riservarlo a se stessa come frutto delle ultime fatiche. Giusto fra sei mesi. Non gliene hanno dato il tempo, e già da domani pochi ricorderanno di aggiungere il suo nome alla tragica lista dei femminicidi. Perché Grace faceva il mestiere che faceva, e ci sarà sempre qualcuno pronto a dire che la sua presenza nella lista delle martiri sia irriguardosa verso le altre. Mancando così di riguardo a tutte le altre e a lei, accomunate da una morte bestiale indipendentemente da ciò che erano state in vita. E allora almeno voi che state leggendo queste righe ricordatevi di Grace, la nigeriana fiera ammazzata una settimana di Pasqua a soli sei mesi dal suo futuro.

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