Cari amici, questa è la recensione di un libro che merita d’essere letto, pubblicata ieri da La Repubblica Firenze.
Tu chiamale se vuoi ossessioni. Quelle piccole tare mentali che corrodono poco a poco, e si fanno tanto più inesorabili quanto più rimangono represse e inespresse. Ciascuno di noi ha le sue. E quasi sempre non trova la forza d’esternarle perché sa bene che tirarle fuori equivale a confessare le proprie meschinità. L’ossessionato è perfettamente consapevole di quanto incomprensibili siano per gli altri le sue fisime. Magari si fa convinto che siano talmente sofisticate da risultare difficili da spiegare, che il problema stia nella capacità di comprensione degli altri. Ma la verità è che se provasse a spiegarle scoprirebbe d’essere incapace di metterle in ordine, e di giustificarle pure a se stesso. Si ritroverebbe davanti all’ossessione delle ossessioni: l’incomunicabilità. Dunque, meglio tenersele dentro e lasciarsene tarlare piuttosto che essere smascherati.
Chi invece non ha avuto remore a tirarle fuori dai suoi personaggi è lo scrittore fiorentino Francesco Recami. Che al tema ha dedicato il suo ultimo libro, Piccola enciclopedia delle ossessioni. L’ha fatto con mano paziente e spietata, lasciando che le intolleranze e le minuscole manie quotidiane emergessero un pezzettino per volta. Il risultato è un libro semplicemente imperdibile. Una raccolta di nove racconti dalla qualità media elevata. Alcuni addirittura memorabili. Come quello intitolato Gruppo di lettura; dove attorno al rapporto di conflitto mai apertamente dichiarato fra due sorelle, e al circolo di stracchi intellettuali cui insieme partecipano per un breve periodo, ci si ritrova davanti a atmosfere e a un lavoro di introspezione che rimanda ai racconti di Alice Munro. O come La cena estiva (Doxa), dove viene messa in fila la sterminata sequela di banalità e sciocchezze pronunciate durante una qualsiasi serata a tavola fra amici: tutta roba che vi risulterà fastidiosa alla lettura, tanto più pensando che trovandovi nella medesima situazione non sareste capaci di fare meno peggio dei commensali messi intorno al tavolo da Recami. Certamente vi rimarrà dentro il protagonista di Fatti vedere, campione di misantropia e incapace di tollerare qualsiasi minuzia che gli intralci il cammino nella vita quotidiana. Vi risulterà insopportabile, ma poi man mano troverete insopportabili le cose che risultano tali a lui. E alla fine del racconto vi resterà il dubbio: de me fabula narratur? A quel punto stramaledirete Recami. Colpevole d’avervi mostrato una piccola enciclopedia delle vostre ossessioni.

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