Piccole incomprensioni

Appena fuori dall’erboristeria, vicino casa. Una biondissima signora straniera con la biondissima figliola in eta’ da asilo.
La madre parla in una di quelle lingue dell’est europeo che al nostro orecchio suonano cosi’ ruvide. E ci fanno sembrare che un rimprovero pronunciato in quegli odiomi contenga un grado di severita’ più del normale.

Non capisco cosa la madre dica alla figliola. Ma il suo sguardo severo – espresso attraverso occhi che hanno il colore di un lago ghiacciato – e quel parlare iroso mi fanno sentire un’istintiva sollecitudine verso la bambina. Come ci fosse qualcosa di smodato nel rimprovero, senza che io sappia quale ne sia l’oggetto. Tornassi bambino, penso, non vorrei mai vedermi investire da un tono come quello.

Soltanto qualche istante dopo, fermo allo sportello bancomat. Alle mie spalle passano la stessa madre e la stessa figliola. La piccola va avanti, e insieme giocano con una loro filastrocca.

“And this one?” chiede la mamma.
“Bianco!“ risponde gioiosa la bambina.
“And this one?” continua la mamma.
“Verde!” ribatte ancora la bambina, con la stessa nota di letizia.
Forse un esercizio per far apprendere meglio alla piccola i primi rudimenti d’inglese imparati all’asilo.

Le vedo allontanarsi verso il semaforo di viale Calatafimi. Lente, complici.

Passiamo i giorni a farci ingannare dalle nostre false impressioni. E non metabolizziamo mai abbastanza la diversita’ degli altri, e i pregiudizi nostri.

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