Stamattina, stazione ferroviaria di Campo di Marte a Firenze.
Nello spazio che e’ al tempo stesso biglietteria e sala d’attesa erano seduti due uomini trasandati. Parecchio trasandati. Qualcuno li avrebbe definiti barboni, ma io non so cosa questo termine significhi. Attorno a loro, sacchetti con gli scarni effetti personali e una chitarra.
Uno dei due pareva molto inquieto e turbato. Impaurito. L’altro cercava di provvedere a lui. Gli stava vicino, poi e’ andato al bar tornando indietro con un bicchiere rosso di cartone griffato Coca Cola. Era pieno per tre quarti d’una bevanda fumante. Gliela passava, e intanto gli faceva un gesto d’affetto che non avevo mai visto: la mano chiusa e poggiata sulla fronte. E intanto gli diceva: “Ce la devi fare“. Quello quasi piangeva, ma non aveva nemmeno lacrime.
Penso avessero più o meno la mia eta’. Per un attimo ho pensato di fermarmi per chiedere se avessero bisogno di qualcosa. Ma sono andato via. Forse per non dare l’impressione d’impicciarmi. Forse per non sentirmi chiedere se non fossi io a avere bisogno di qualcosa.
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